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En los Alpes el eremita es una mujer-Actualizado en italiano

sr_catherine

Una piccola capanna, una dozzina di metri quadrati,
per riscaldarsi con la legna raccolta nei boschi.
Un baule, un letto, qualche libro e una lampada a petrolio.
Lontano da tutto e tutti.
Così una religiosa parigina di 50 anni
ha riportato lo stile degli antichi “asceti”
sulle montagne più belle d’Europa.

PRECEDENTE E sulle Alpi l’eremita è donna SEGUENTE

In saio per la preghiera, o in jeans e scarponi per il lavoro,
suor Catherine non si ferma un minuto.
Ma non vuol passare per un’eroina.
Quando il tempo è bello, sale su un promontorio ed entra in meditazione:
«La più bella avventura offerta all’uomo è l’unione a Dio».

SUOR CATHERINE, eremita sulle Alpi francesi…

Christophe Henning
(“Avvenire”, 9/3/’08)

«Quando ho scoperto questo luogo, nel cuore dell’inverno 1994, tutto mi pareva al di là delle mie forze, completamente folle!», ricorda suor Catherine. E poi, il richiamo delle altezze fu più forte: «Dio mi domandava di vivere là e non altrove. È una vocazione che mi supera! Dio non è ragionevole…». La salita è lenta, ardua, tanto la pendenza è forte. In pieno sole, il canto degli uccelli non “dissipa” la fatica. D’inverno, quando c’è la neve, bisogna salire in racchette, lentamente, senza fermarsi. Arrivati alla fine del cammino, si distingue innanzitutto una piccola “Cappella” del XIII secolo. Un luogo di preghiera, spoglio, accessibile al raro viandante.
Un po’ più lontano, mimetizzata dal bosco ceduo, una piccola capanna in legno. È il rifugio invernale di suor Catherine. Appena una dozzina di metri quadrati, per poter riscaldarsi grazie al legno bruciato nella piccola stufa, trasportata a dorso d’asino. Un letto, un baule, qualche libro e una lampada a petrolio. «Le candele sono orribilmente care: è un prodotto di lusso!», esclama la “locataria” del luogo. A 1240 metri di altitudine, sulle Alpi del Sud, lei domina la valle, lascia correre il suo sguardo lontano verso l’orizzonte grandioso…
Ecco la vocazione dell’eremita: vivere nella mano di Dio una “banalità” quotidiana nel cuore di una natura splendida e “rude”.
Da una parte e dall’altra della cresta talvolta battuta dal vento si stendono le montagne boscose a perdita d’occhio.
Cinquantenne, gli occhi “ridenti”, suor Catherine presenta il suo pezzo di vita.
L’essenziale è all’aria aperta: tettoie sistemate negli anfratti della roccia, “gavette” accuratamente disposte, qualche fiore sparso. Un po’ più lontano, un piccolo cammino scosceso a fianco di una “falesia” porta a una grotta. In una sorta di “faglia” orizzontale, proprio nella pietra bianca, suor Catherine ha sistemato un oratorio e anche un piccolo spazio di vita per l’estate, dove è impossibile stare in piedi. Una grotta aperta sul precipizio, con giusto un piccolo “parapetto” di pietre piatte, disposte pazientemente, per proteggersi soprattutto dai lupi… È là, la maggior parte delle volte, e da prima dell’alba, che suor Catherine viene a cantare l’”Ufficio” e a meditare sulla “Parola”. «Io mi baso sul “Salmo 94”, che dice “Acclamiamo la nostra roccia, la nostra salvezza” – spiega l’eremita – . Ciò che i monaci e i credenti vivono “spiritualmente”, io lo vivo “concretamente”, nell’incavo della roccia, nel cuore di Dio».
Questa vita di solitudine e di preghiera continua, suor Catherine l’ha scoperta progressivamente. Parigina, lavorava in una piccola impresa. Amava il mondo fatto di relazioni umane, di scambi. Ma si sentiva chiamata a un’altra cosa.
Dopo due anni di “formazione” alla vita contemplativa in un “Monastero” di “Domenicane”, sceglie di “installarsi” in una “casetta” situata nel sud della Francia, a qualche centinaio di metri da un villaggio. Ma molto presto vengono a cercare la suora per il catechismo, per mille servizi… «Io volevo consacrarmi interamente a Dio… Ma non per rifiuto del mondo: è perché ho trovato di meglio! Vivo con Dio e in comunione di spirito con i poveri, ecco ciò che mi rende profondamente felice».
Dopo aver cercato per un po’, ecco che trova il suo deserto, la sua roccia.
Mattino, mezzogiorno e sera, si unisce alla “grande preghiera” della Chiesa e canta i “Salmi” del giorno. Ma è anche la lunga meditazione silenziosa della “Bibbia” che occupa suor Catherine. Un lungo tempo nel quale ella si lascia lavorare dalla “Parola”: «Davanti allo splendore della natura, sono presa dalla grandezza del progetto di Dio per noi».
La vita di eremita è tutta intera volta alla preghiera… e occupata da mille e uno compiti “spossanti”.
In saio per la preghiera, o in jeans e scarponi per il lavoro, suor Catherine non si ferma un minuto. La sorgente d’acqua potabile si trova a venti minuti, ma ne occorrono quaranta per far risalire il serbatoio da cinque litri, che le permetterà di resistere tre giorni: «Una camminata faticosa, con un “fardello” troppo pesante, è la sorte di tre quarti dell’umanità», sospira, che si tratti di lavori o di “pesi” dell’esistenza.
Ogni dieci giorni – talvolta di più, dipende dal tempo – bisogna scendere a valle per fare gli acquisti, comprare riso, piselli secchi, legumi verdi… «In ogni modo, mangio solo che ciò posso portare sulle spalle. Un “approvvigionamento” da 7 a 8 chili occupa la giornata, sapendo che, il giorno dopo, occorrerà accelerare i tempi per costituire le riserve di legno in previsione dell’inverno. «Lungo tutto l’anno, raccolgo legna», spiega suor Catherine, che ha anche organizzato un sistema di “recupero” dell’acqua piovana per la “toilette”, le stoviglie, il bucato.
«Offro tutte queste piccole “costrizioni” a Dio. Il fine non è soffrire, ma seguirLo». Questa “spoliazione”, l’eremita la vive anche in unione con tutti quelli che vivono nella povertà. «Vivere di poco richiede tanto lavoro», previene. E poi la vita d’eremita insiste sulla “precarietà” della condizione umana. «In Occidente viviamo nell’illusione dell’”onnipotenza”, si dimentica che si è “vulnerabili”, piccoli, “dipendenti”… Ma capisco che sia difficile da comprendere quando si ha veramente tutto a disposizione!».
Nel suo piccolo “eremo”, suor Catherine non vede il tempo passare: c’è tanto da fare!
Essendo sempre “dipendente” dalle condizioni “meteorologiche” e dagli incontri… Prevede di scendere al villaggio? Le piogge torrenziali rendono la discesa fangosa e pericolosa.
Vorrebbe pregare all’ombra della roccia?
La “canicola” la costringe a rifornirsi a una sorgente più lontana…
Talvolta, le sue attività sono ancora “contrastate” dai “viandanti” di passaggio: «Io non cerco il contatto, “rifuggo” dai curiosi e dagli ammiratori. Ma è vero che ho talvolta incontri molto belli – ricorda l’eremita – . Quello, per esempio, di un uomo alcolista. Voleva che l’aiutassi: “Lei che fa a meno di tutto, mi dica come posso liberarmi dell’alcol”. Io non sapevo cosa rispondere!».
Suor Catherine non vuol passare per un’”eroina”: «Ci sono momenti di stanchezza… Sì, mi sono già domandata che cosa ci faccio qui, soprattutto durante l’estate di “canicola”: ero “spossata”, senza fiato, la sorgente era prosciugata… Era questa veramente la volontà di Dio? Un’altra sorgente mi fu indicata in un sogno: l’indomani ho capito quanto Dio non ci abbandona mai».
Suor Catherine non nasconde che ha dovuto un giorno accettare l’assenza di una vita di coppia, di avere dei bambini… Infine, dopo tanto tempo in uno spazio ristretto, finiva per “girare in tondo”… «Un giorno sono partita in “spedizione”, mi sono avventurata verso altre vallate, a piedi. Ho scoperto una “superba” cascata! Di quando in quando, esploro l’orizzonte: è come nella “contemplazione” con Dio… Si sente un’improvvisa felicità a scoprire un nuovo “paesaggio”, come un nuovo viso di Dio»».
Per lei, tutto contribuisce a questo cammino verso Dio: «Anche i lavori, le “costrizioni”, permettono di liberarsi di sé.
Quando ci si “vuota” di sé, si può “riempirsi” di Dio!» Al cuore di una natura nello stesso tempo “rude” e magnifica, suor Catherine apprende anche la lingua della “Bibbia”: l’acqua, la sete, il vento, la pioggia, il temporale, la “schiarita”… È Dio che parla. Nei rigori dell’inverno, si ripara all’incavo della “falesia”, nel “ventre” della terra, per pregare. Quando il tempo è bello, suor Catherine sale su un piccolo “promontorio” ed entra in meditazione: la montagna è il luogo di Dio. Lunghi minuti in silenzio, lo sguardo “abitato” di luce e un bel sorriso che illumina il viso, suor Catherine gusta la sua gioia: «La più bella “avventura” offerta all’uomo è l’unione a Dio».

http://www.atma-o-jibon.org/italiano4/rit_henning1.htm

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Acerca de Comunidad Horeb

Ayuda y compromiso espiritual para la unión de los cristianos, el encuentro de las religiones y el compromiso con la justicia en el carisma de Carlos de Foucauld.

Comentarios

Un comentario en “En los Alpes el eremita es una mujer-Actualizado en italiano

  1. Sudor Catherine, grazie pero questa vista di sacrificio, prehiamo insieme. He cierto che Dio no abandona Mai. Grzie pero questa vista oferta a Dio i pero tutto .Uniti bella prehiera. Beni

    Publicado por bernasrda aguayo | 02/07/2016, 15:23

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